Personaggi in sciopero

Pubblicato: 27 luglio 2011 in Uncategorized
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Si può perdere il controllo dei personaggi del proprio romanzo? Se si è un romanziere serio, probabilmente no. In quel caso, prima di iniziare a scrivere ci si sarà preparati una scaletta completa dei personaggi e di quello che accade. Si terranno i propri personaggi al guinzaglio e non si pagherà loro manco i contributi.

Se invece si è uno scrittore wannabe come il sottoscritto, la cosa è perfettamente plausibile. Anz

i, il lettore che ci legge con il sopracciglio inarcato non si aspetta niente di meglio da noi. E chi sono io per deluderlo?

E allora ecco che il protagonista del tuo romanzo si ritrova dal nulla con un padre ex atleta olimpico. E questo solo perché dopo averlo tratteggiato e averne definito il carattere, ti rendi conto che non può più essere un carabiniere. Te lo dice chiaro e tondo in faccia e ti sfida a dargli torto, se ne hai il coraggio. Io, che ho letto “la metà oscura” di King, ben mi guardo dal far incazzare i personaggi dei miei romanzi. Ci tengo alla vita, io.

E succede anche che uno dei personaggi comprimari, che nella tua mente di maschio medio malato per la patata doveva essere una bonazza da defibrillatore immediato, pretenda di essere un donnino minuto con un carattere da sbarco in Normandia con il coltello tra i denti. E tu, che sei solo scrittore wannabe, di fronte a queste rivendicazioni quasi sindacali, ti senti disarmato.

Lo stesso problema ce l’avevo avuto anche con il romanzo che dà il nome a questo blog, ma è con questo secondo che viene a galla come l’olio in mezzo al brodo caldo (licenza poetica tipicamente estiva)

Che si fa quindi? Si litiga con le maestranze? Cazziatone generale e Raus! Tutti ai propri posti, e ringraziate pure, che con la crisi che c’è un altro che vi fa fare i personaggi in un romanzo non lo trovate manco per il piffero?

Non sono il tipo: stì personaggi mi piacciono, mi ci sono affezionato, e mi va di fargli fare un po’ quello che gli pare. Mettiamola così: io e loro abbiamo fatto una cooperativa. Se va bene, va bene per tutti, e si divide la gloria. Se va male, vuol dire che la situazione resta com’è. Al massimo, ci pigliamo una pernacchia e un po’ di verdura sul palco…

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