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comicità rabbiosa…

Pubblicato: 3 agosto 2011 in Uncategorized
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Si può scrivere un romanzo umoristico o comunque ideare qualcosa d mentre si sta vivendo un periodo particolarmente stressante? Al primo impatto viene da dire: “Eccerto, io ho le palle girate e devo pensare a far ridere altra gente…”. Apparentemente la questione è chiusa. Ma pensiamo un attimo a questo: ci ha fatti imbestialire una persona? Perché non partire all’attacco creando un personaggio simile al nostro bersaglio, da fare a pezzi con una satira caustica e tagliente? Possiamo tranquillamente attaccare da più fronti: aspetto fisico, comportamento, modo di vestire. Stiamo scrivendo, non ci sono sensi di colpa o convenzioni sociali a trattenerci. Possiamo allegramente insultarlo, o creare un secondo

rabbia

personaggio che lo sbeffeggi nelle maniere più impensabili. O che passi alle mani con un pestaggio alla Bud Spencer. L’idea si può tranquillamente estendere ad un gruppo di persone, un’azienda, ad una categoria sociale o anche ad una nazione intera. Uno sfogo con i controfiocchi, ne converrete

Paradossalmente, tornare a casa da lavoro con gli zebedei fumanti, solitamente mi apre le porte a serate particolarmente creative, in cui saltano fuori situazioni e personaggi che a mente fredda magari scarterei, o cambierei in chiave buonista.

L’idea che mi si è fatta strada scrivendo, e di cui sono sempre più convinto, è che il buonismo sia un ostacolo serio per un contenuto comico degno di questo nome. La comicità e l’umorismo  buonisti risultano annacquati, poco efficaci: molto spesso si vengono a creare situazioni magistrali che per paura di fare un passo oltre, vengono annacquate e riportate alla normalità.

D’altro canto, quello che viene scritto in fase di furia barbarica, va certamente passato al vaglio a mente fredda più tardi, onde evitare eccessi di turpiloquio e fasi troppo sopra le righe: scremare con attenzione, facendo attenzione a non portare via niente del “buono” scaturito dal vorticare gonadico cui abbiamo dato vita.

E il fegato? Eh, il fegato è un’altra faccenda…

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La vena umoristica

Pubblicato: 26 luglio 2011 in Uncategorized
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La vena umoristica uno ce l’ha o non ce l’ha, c’è poco da fare. Non si diventa divertenti con un corso universitario o studiando ironia e maieutica. La stessa barzelletta o lo stesso commento sagace perdono o acquistano valore a seconda di chi li racconta. Un’inflessione dialettale, un tono sopra le righe o anche solo una faccia particolarmente scema e tac! Il gioco è fatto: la gente ride. Considerazione scontata finché si parla… Ma a scrivere come funziona?

Questione di stile, verrebbe da dire. Ed ecco che il sottoscritto, partito come scrittore (wannabe) di roba pulp, nel bel mezzo del cammin di sua vita, decide di mollare sia l’appena concepito romanzo fantasy che la fetta di  drammatico che aveva in cantiere perché folgorato. Galeotta fu una cosa stupida (molto stupida) fatta da un conoscente. Un flash improvviso nella testa. Un’idea folgorante, un personaggio che si fa concreto in testa e via! In una settimana in cui l’insonnia si fa particolarmente pesante, una trentina di cartelle pronte e di buona qualità.

Ma (perché c’è sempre un ma, come sappiamo tutti). Fanno ridere? Secondo me si, o quanto meno sono di piacevole e fresca lettura. Sottoposte al consueto giudizio muliebre, hanno passato l’esame. Il che di per sé non vuol dire nulla, come ebbi già modo di osservare a suo tempo.

In generale ho notato che se nella vita l’essere “umorista” (passatemi la licenza (con chi parlo poi, non mi legge nessuno)) mi riesce abbastanza bene, in virtù di una creatività bizzarra ed un orrendo accento veneto, nello scritto queste “doti” mi sono negate. O meglio, mi è negato l’accento (Dio sia lodato), mentre la creatività bizzarra è quella che viene  fuori alla grande: accostamenti linguistici strani, similitudine inusuali e uso di livelli lessicali contrapposti. Situazioni assurde, paradossali. Tutta roba che, me ne rendo conto solo ora, fa sbadigliare a vederla spiegata, ma messa in pratica, dovrebbe far ridere. Se uno fosse capace ad usarla.

In aggiunta, mentre si scrive qualcosa di umoristico, un traguardo particolarmente difficile da conseguire è quello di mantenere costante il livello comico. Perché la comicità a macchia di leopardo non convince: pensate un po’ a gran parte delle commedie americane, che fanno ridere per mezz’ora come dei pazzi, e poi tutto il resto è fuffa, riempitivo, spesso palloso. Oppure sbrodolatura sentimentale. Ed un romanzo, specie quello di un esordiente, non se lo può permettere …